
Se durante un weekend a Breslavia vi ritrovate accovacciati sul marciapiede a fotografare uno gnomo alto meno di 30 centimetri, tranquilli: sta andando tutto secondo i piani.
Ce ne sono centinaia, sparsi tra piazze, ponti, università, vecchie botteghe e angoli in cui probabilmente non sareste mai andati a guardare. Alcuni leggono, altri lavorano, bevono, spingono massi. Altri, semplicemente, non fanno nulla. Li potete trovare per terra o anche in alto, su muri o lampioni.
A Wrocław (il nome polacco di Breslavia), però, non ci sono solo gli gnomi. La città è attraversata dal fiume Oder e mette insieme isole, ponti, palazzi mitteleuropei, parchi e la giusta quantità di cose da vedere nell’arco di un weekend. E, particolare che di questi tempi non guasta, senza spendere una fortuna.
Sommario
- Prima di essere un’attrazione turistica, gli gnomi prendevano in giro il regime
- Cercare gli gnomi è un ottimo modo per perdersi a Breslavia
- Poi ci sono i ponti. Parecchi ponti
- Quando vi stancate di camminare, scegliete dove spendere
- Breslavia è ancora una città economica?
- Non è solo una questione di gnomi
Prima di essere un’attrazione turistica, gli gnomi prendevano in giro il regime
A guardarli oggi, con le mappe dedicate e i turisti impegnati a fotografarli, sarebbe abbastanza facile liquidare gli gnomi di Breslavia come un’operazione di marketing ben riuscita. Ma il marketing in questa storia c’entra ben poco.

Negli anni Ottanta, la Polonia era ancora sotto il regime comunista.
A Breslavia nacque un movimento di protesta che utilizzava ironia e immagini assurde per contestare il potere senza ricorrere alla violenza. Indovinate un po’ quali immagini circolavano tra le altre?
Sui muri dove le autorità coprivano i graffiti antigovernativi, il movimento Orange Alternative iniziò a disegnare gnometti. Il che aveva un effetto particolarmente bizzarro, quasi straniante, che rendeva ancora più evidente la potenza della contestazione. Un modo piuttosto eloquente di ridicolizzare il potere, insomma.
Poi dopo un po’ comparvero anche le statue. Nel 2001 arrivò Papa Krasnal, considerato il capostipite degli gnomi cittadini e dedicato proprio a Orange Alternative. Da lì la popolazione in miniatura ha cominciato a crescere e, ad oggi, stabilire il numero preciso non è proprio semplicissimo. Continuano ad apparirne di nuovi e ognuno ha un’identità propria: ci sono musicisti, pompieri, lettori, viaggiatori, banchieri e personaggi intenti nelle attività più disparate.
Cercare gli gnomi è un ottimo modo per perdersi a Breslavia
Ecco, partendo dal presupposto che trovarli tutti è quasi impossibile in due giorni, possiamo però utilizzarli come scusa per girare la città.
La Rynek, la grande piazza del mercato circondata dalle facciate colorate del centro storico, è il posto dove ce ne sono di più. Qui si trovano anche il vecchio municipio e, poco distante, Plac Solny, la piazza dei fiori.

Piazza del Mercato
Da queste parti incontrare qualche krasnal (sì, è il loro nome in polacco) è praticamente inevitabile. Seguendoli si può arrivare verso Stare Jatki, l’antica strada delle botteghe dei macellai, oppure imboccare Świdnicka, una delle vie principali del centro.
Continuando verso l’Università di Breslavia si incontra anche la Fontana dello Schermitore, una famosa scultura in bronzo raffigurante un giovane uomo con una spada. Se avete tempo, all’interno del complesso universitario si trova anche l’Aula Leopoldina, uno degli ambienti barocchi più spettacolari della città.
Poi ci sono i ponti. Parecchi ponti
Prima o poi, continuando a camminare, si arriva all’Oder.
Breslavia si sviluppa intorno al fiume, ai suoi canali e alle sue isole, collegate da una fitta rete di ponti e passerelle. E qui la città cambia leggermente faccia: il centro compatto lascia spazio ai lungofiume, alle aree verdi e alle isole.

Tra le zone più conosciute c’è Ostrów Tumski, il nucleo storico più antico della città. È la Breslavia delle chiese, delle strade acciottolate e delle guglie.
La città polacca funziona perfettamente per un viaggio breve. Gran parte del centro può essere esplorata camminando. Per le distanze maggiori ci sono tram e autobus, utili soprattutto quando si decide di uscire dal centro.
Quando vi stancate di camminare, scegliete dove spendere
Fin qui, a parte eventuali soste strategiche per mangiare, il conto della giornata potrebbe essere ancora sorprendentemente basso.
Molte delle cose più piacevoli da fare a Breslavia non richiedono l’acquisto di un biglietto: passeggiare per la Rynek, cercare gli gnomi, attraversare le isole, raggiungere Ostrów Tumski o passare qualche ora lungo l’Oder.
Questo lascia un po’ di margine per scegliere una o due visite a pagamento senza dover necessariamente infilare sette musei nello stesso pomeriggio.
Una delle più cose più particolari è il Panorama di Racławice, un enorme dipinto panoramico che ricostruisce la battaglia di Racławice del 1794 e che viene osservato da una piattaforma centrale, con prospettiva e scenografia studiate per dare l’impressione di trovarsi dentro la scena.

Giardino Giapponese
Meritano una visita anche la Hala Stulecia, o Sala del Centenario, patrimonio UNESCO, la Pergola e il Giardino Giapponese. E poi c’è lo zoo, il più vecchio in Polonia e anche uno dei più grandi, con l’Afrykarium, dedicato agli ecosistemi acquatici africani: una visita decisamente più impegnativa sia in termini di tempo sia di budget, quindi da scegliere più che da aggiungere automaticamente alla lista.
Breslavia è ancora una città economica?
Il punto da non sottovalutare è che Breslavia non è più una destinazione sconosciuta e il costo di un weekend cambia parecchio in base al periodo, all’alloggio e al tipo di viaggio. Rimane comunque più abbordabile rispetto a molte grandi città dell’Europa occidentale.
Per un viaggio essenziale, nel 2026 si può considerare orientativamente una spesa quotidiana di 150-300 złoty a persona, circa 35-70 euro, esclusi il viaggio per raggiungere la città e naturalmente eventuali sistemazioni di fascia più alta.
A rendere gestibile il budget è proprio il modo in cui si visita la città: molto a piedi, qualche spostamento con i mezzi pubblici e parecchie cose da vedere senza pagare un ingresso.
Anche per mangiare esistono ancora soluzioni piuttosto economiche. I bar mleczny, le tradizionali mense polacche nate per offrire pasti semplici a prezzi contenuti, sono un buon punto di partenza. E sarebbe un peccato limitarsi ai pierogi: ci sono żurek, barszcz, placki ziemniaczane, bigos.
Non è solo una questione di gnomi
Dopo averne trovati dieci, venti o trenta è probabile che smettiate di seguire la mappa e iniziate semplicemente a notarli mentre fate altro. Uno vicino all’università, uno davanti a un negozio, un altro comparso chissà come accanto a un ponte.
Non tanto una collezione da completare, ma piccole deviazioni disseminate per una città che si presta molto bene a essere attraversata a piedi e senza fretta.