
Gli squali fanno paura, lo sappiamo. C’è chi sogna di immergersi al loro fianco, chi prenota escursioni pur di osservare una pinna spuntare dall’acqua e chi, dopo aver visto Lo squalo, considera già abbastanza avventuroso entrare in mare fino alle ginocchia. Se appartenete al terzo gruppo, benvenuti: questo viaggio è soprattutto per voi.
Abbiamo cercato alcune delle spiagge del Pianeta diventate celebri per la frequenza degli incontri tra esseri umani e squali. Luoghi paradisiaci dove il mare azzurro arriva con un piccolo asterisco.
Prima di cancellare le vacanze, una precisazione è doverosa: essere morsi da uno squalo rimane un evento estremamente raro e questi animali non trascorrono le giornate pattugliando il bagnasciuga alla ricerca di turisti. Detto questo, se siete del team “bello il mare, ma preferisco sapere chi nuota sotto”, prendete nota. Ecco 10 spiagge dove potreste voler guardare l’acqua con un filo di attenzione in più.
Sommario
- New Smyrna Beach, Florida (USA)
- Daytona Beach, Florida (USA)
- Réunion Island (Oceano Indiano, Francia)
- Byron Bay e Gold Coast, Nuovo Galles del Sud e Queensland (Australia)
- Gansbaai e False Bay (Sudafrica)
- KwaZulu-Natal (Sudafrica)
- Pernambuco (Brasile)
- Maui County, Hawaii (USA)
- Palm Beach County, Florida (USA)
- Esperance, Australia Occidentale (Australia)
New Smyrna Beach, Florida (USA)
Cominciamo senza riscaldamento: New Smyrna Beach, in Florida, si è guadagnata il poco rassicurante soprannome di “Capitale mondiale dei morsi di squalo”. La spiaggia si trova nella contea di Volusia, che secondo l’International Shark Attack File ha registrato 303 attacchi non provocati dal 1882. Solo nel 2025 ne sono stati segnalati sei. A favorire gli incontri sono le acque ricche di piccoli pesci, la presenza di squali costieri come il pinna nera e, soprattutto, l’enorme numero di surfisti che frequentano queste onde. Niente scenario da film horror: molti morsi sono lievi e avvengono in acque torbide, dove mani e piedi in movimento possono essere scambiati per una possibile preda.
Daytona Beach, Florida (USA)

Pochi chilometri più a nord di New Smyrna troviamo Daytona Beach, altra icona della costa atlantica della Florida e altro luogo dove squali e bagnanti finiscono ogni tanto per condividere lo stesso spazio. Nel luglio 2026, a Daytona Beach Shores, un ragazzo di 21 anni è stato morso al piede e alla caviglia mentre si trovava in acqua fino alla vita; le ferite non erano considerate letali. La zona rientra nella Volusia County, che nel 2025 ha concentrato 6 degli 11 morsi non provocati registrati in tutta la Florida. Tra onde, correnti, pesci e surfisti, gli incontri non sono quindi un mistero. Il Florida Museum ritiene che molti episodi lungo queste coste possano coinvolgere squali pinna nera, anche se identificare con certezza la specie responsabile non è sempre possibile.
Réunion Island (Oceano Indiano, Francia)

Cambiamo oceano e arriviamo a Réunion, isola francese nell’Oceano Indiano dove la questione squali va presa decisamente sul serio. Uno studio scientifico ha censito 57 attacchi tra il 1980 e il 2017, con una mortalità insolitamente elevata. Tra le specie maggiormente coinvolte figurano lo squalo leuca, o bull shark, e lo squalo tigre, due grandi predatori presenti nelle acque dell’isola. Il rischio ha portato le autorità francesi a limitare nuoto, surf e bodyboard entro 300 metri dalla costa, salvo lagune e aree appositamente attrezzate e sorvegliate. Insomma, Réunion rimane un paradiso tropicale.
Byron Bay e Gold Coast, Nuovo Galles del Sud e Queensland (Australia)
Voliamo in Australia, lungo la costa tra Byron Bay e la Gold Coast, paradiso assoluto per chi considera la tavola da surf un’estensione del proprio corpo. Gli squali, da queste parti, non sono certo una rarità: a Clarkes Beach, Byron Bay, il sistema di monitoraggio del New South Wales ha rilevato il passaggio di esemplari marcati di squalo bianco, squalo leuca e squalo tigre.
Più a nord, nel Queensland, gli squali frequentano anche estuari, fiumi e canali, mentre acque torbide e foci sono considerate condizioni nelle quali prestare particolare attenzione. Non a caso oggi la sorveglianza comprende stazioni di ascolto, droni e sistemi di allerta.
Gansbaai e False Bay (Sudafrica)
Se esiste un luogo che ha costruito la propria fama sulla presenza del grande squalo bianco, è la costa sudafricana tra Gansbaai e False Bay. A Gansbaai, uno studio condotto tra il 2009 e il 2019 ha registrato 423 avvistamenti di squali bianchi in 462 ore di osservazione, confermando l’area come importante zona stagionale di alimentazione.
Poi il colpo di scena: dal 2017 gli avvistamenti sono crollati e tra le cause studiate compare anche l’arrivo di orche capaci di predare gli stessi squali, insieme ad altri possibili fattori ambientali e legati alla pesca. Gansbaai resta una delle Capitali mondiali del cage diving, mentre False Bay conserva una lunga storia di incontri tra grandi bianchi, surfisti e bagnanti. Insomma, siamo partiti temendo lo squalo e abbiamo scoperto che, da queste parti, anche lo squalo ha qualcuno da temere.
KwaZulu-Natal (Sudafrica)
Qui la storia degli squali ha persino un nome: “Black December”. Tra la fine del 1957 e l’inizio del 1958 una serie di attacchi lungo la costa del KwaZulu-Natal spinse le autorità a rafforzare drasticamente i sistemi di protezione dei bagnanti. Oggi il KwaZulu-Natal Sharks Board gestisce reti e 177 drumline davanti a 37 spiagge protette, lungo un tratto di costa di circa 320 chilometri. Proprio questi sistemi hanno ridotto fortemente gli incidenti nelle aree sorvegliate, ma continuano a suscitare critiche per il loro impatto su squali e altri animali marini.
Pernambuco (Brasile)
Dal Sudafrica voliamo in Brasile, ma questa volta la cartolina tropicale arriva con un’avvertenza. Pernambuco, soprattutto lungo la costa metropolitana di Recife tra Boa Viagem e Piedade, concentra una parte eccezionale degli attacchi registrati nel Paese. Gli studi hanno identificato soprattutto squali tigre e squali leuca tra le specie coinvolte. Qui entra in gioco anche la geografia: barriere coralline e un canale profondo parallelo alla costa permettono ai grandi squali di avvicinarsi alla riva, mentre estuari e acque torbide creano condizioni favorevoli alla loro presenza. Anche le trasformazioni ambientali legate allo sviluppo del porto di Suape sono state studiate come possibile fattore nell’aumento degli incontri.
Maui County, Hawaii (USA)

Alle Hawaii esiste invece lo “Sharktober”. Non è il titolo di un film, ma un fenomeno confermato da una ricerca dell’Università delle Hawaii. A ottobre, infatti, si registra un picco significativo di morsi, soprattutto di squali tigre. Maui è particolarmente interessante perché possiede vaste piattaforme marine poco profonde, habitat frequentati da questi squali e situati spesso proprio davanti alle zone utilizzate per nuoto e surf. Nel dicembre 2023 un surfista morì dopo un morso a Pāʻia Bay, mentre nel novembre 2024 un altro surfista perse una gamba a Waiehu. In entrambi i casi la specie non fu identificata con certezza.
Palm Beach County, Florida (USA)
Torniamo in Florida, questa volta nella Palm Beach County. Durante l’inverno, dall’alto si possono osservare centinaia di sagome scure vicinissime alla costa. Niente effetto speciale: sono soprattutto squali pinna nera. Questi animali migrano stagionalmente lungo il litorale sudorientale degli Stati Uniti e possono formare grandi aggregazioni nelle acque della Florida. Palm Beach compare da tempo anche nelle statistiche degli incontri con l’uomo. Mare caldo, abbondanza di pesci e tante persone impegnate tra nuoto, surf e altre attività acquatiche aumentano le occasioni di incontro. Il lato rassicurante? Vedere tanti squali non significa automaticamente vedere tanti attacchi. I pinna nera sono comuni vicino alla costa, mentre gli episodi gravi restano rari.
Esperance, Australia Occidentale (Australia)
E infine, in questo elenco pieno d’ansia, arriviamo a Esperance, nell’Australia Occidentale. Spiagge bianchissime, acqua cristallina e grandi squali bianchi: abbastanza per far passare la voglia di improvvisarsi surfisti della domenica. La costa ha registrato quattro attacchi mortali in otto anni. Tra questi figura quello del marzo 2025 a Wharton Beach, dove un grande squalo bianco uccise un surfista. Anche Kelp Beds, celebre spot locale, ha registrato due episodi fatali. Oggi le autorità controllano l’area con ricevitori acustici, sirene e sistemi di allerta. Acque fredde, numerose prede marine e una costa selvaggia creano un habitat adatto ai grandi predatori.
Insomma, se la prossima vacanza dovesse portarvi proprio su una di queste spiagge, niente panico. Informatevi sulle condizioni locali, rispettate eventuali divieti e tenete d’occhio gli avvisi delle autorità. E se siete ancora del team “io entro solo fino alle caviglie”, dopo questa classifica nessuno potrà davvero biasimarvi.