UFO o UAP: il Congresso americano torna a parlarne in via ufficiale

Gli UAP sono al centro di dibattiti ufficiali che non riguardano solo alieni, ma anche trasparenza governativa e spese segrete. Rapporti e testimonianze sollevano interrogativi su fenomeni inspiegabili e fondi pubblici.

UFO e avvistamenti misteriosi: fino a pochi anni fa, parlarne in un contesto ufficiale era quasi impensabile. Ora, oltre ad ufficializzare un nuovo termine tecnico – UAP, fenomeni aerei non identificati – che ripulisce il tema dallo stigma di argomento di pura e semplice fantascienza, si fanno Congressi dedicati e si redigono rapporti ufficiali.

Negli ultimi giorni, nuove dichiarazioni durante una seduta del Congresso USA hanno riportato l’argomento sotto i riflettori, parlando di oggetti non identificati, tentativi di insabbiamento e persino ipotesi sulla presenza di UFO nascosti nei nostri oceani. Nel frattempo, il Pentagono ha pubblicato un nuovo report che conferma l’esistenza di numerosi avvistamenti documentati, pur sottolineando che non esistono prove certe di una matrice extraterrestre.

Per chi non avesse sentito parlare di David Grusch e delle sue dichiarazioni su un “programma pluridecennale di recupero e smantellamento di UAP caduti“ che l’anno scorso era stato il centro di una seduta del Congresso (ve ne avevamo parlato in questo articolo), sicuramente rimarrà spiazzato dalla noncuranza con cui media e governi stanno affrontando il tema.

Ci stanno dicendo che gli alieni sono tra noi, perché nessuno ne parla?

Per la maggior parte dei politici, essere associati a questi argomenti significava rischiare di compromettere la propria credibilità. Ma qualcosa oggi è cambiato. Negli ultimi due anni, il Congresso degli Stati Uniti ha avviato un processo per analizzare la questione, trasformando il dibattito sugli UAP in qualcosa di molto più ampio.

Non si tratta solo di stabilire se esistano o meno forme di vita extraterrestre, ma di fare luce su un tema legato anche alla trasparenza e all’uso delle risorse pubbliche. Investigare sugli UAP significa infatti interrogarsi su spese segrete e potenzialmente dispendiose che potrebbero nascondere verità scomode.

Un cambiamento di prospettiva che sposta il focus dalle speculazioni sugli alieni a questioni terrene, soprattutto in vista di un importante cambio dell’amministrazione statunitense.

L’udienza sugli UAP al Congresso

Il Congresso degli Stati Uniti è il principale organo legislativo del Paese, composto da due camere: il Senato e la Camera dei Rappresentanti. Ha il compito di fare leggi, approvare il budget federale, supervisionare l’esecutivo e ratificare trattati. Svolge un ruolo chiave nella supervisione del governo.

Dunque, perché in un organo ufficiale e così importante si parla di avvistamenti di oggetti non identificati e l’attenzione al tema è così tiepida?

La recente audizione dedicata agli UAP ha chiamato a testimoniare Tim Gallaudet (contrammiraglio in pensione della Marina USA), Luis Elizondo (ex funzionario del Dipartimento della Difesa), Michael Gold (membro del team di studio indipendente UAP della NASA) e Michael Shellenberger (giornalista).

Shellenberger ha presentato il programma segreto noto come Immaculate Constellation, che raccoglierebbe dati dettagliati e analisi di UAP, incluse immagini ad alta definizione e video catturati da piattaforme di osservazione terrestre, aerea e marittima. Tra i casi citati, spicca un incidente in cui un F-22 è stato circondato da sfere volanti che lo hanno spinto fuori dalla sua area di pattugliamento. Un altro evento documentato riporta la discesa rapida di una sfera arancione-rossa a pochi metri dal ponte di volo di una portaerei della Marina. Una nuova fonte avrebbe descritto un video classificato, accessibile attraverso la rete SIPR del Dipartimento della Difesa, che mostra un UAP a forma di sfera bianca emergere dall’oceano al largo della costa del Kuwait.

Durante la sua testimonianza, Shellenberger ha sottolineato che esistono prove crescenti di una violazione sistematica del dovere costituzionale da parte del governo, con informazioni sugli UAP gestite in segreto attraverso programmi come gli USAP (Special Access Programs). Questi programmi opererebbero senza la supervisione del Congresso, con gravi implicazioni per la trasparenza democratica.

Durante il suo intervento, l’ex funzionario Luis Elizondo ha affermato che tecnologie avanzate, “non realizzate dal nostro governo né da altri governi”, monitorano installazioni militari sensibili in tutto il mondo: “Credo che ci troviamo nel mezzo di una corsa agli armamenti segreta che dura da decenni, finanziata da fondi dei contribuenti destinati ad altri scopi e nascosta ai nostri rappresentanti eletti e agli organi di supervisione”. Ha anche parlato di “una cultura di soppressione e intimidazione” che “include indagini penali ingiustificate, molestie e tentativi di distruggere la credibilità delle persone” di cui l’ex funzionario per primo sarebbe stato vittima.

L’audizione quindi ha posto l’accento sulle gravi restrizioni governative nell’accesso alle informazioni sugli UAP, evidenziando come la trasparenza sia stata spesso sacrificata in nome della sicurezza nazionale. Un approccio che alimenta il mistero e la sfiducia nel governo e che rende ancora più urgente una supervisione indipendente e la divulgazione delle prove disponibili.

Il rapporto del Pentagono

Nel frattempo, il Pentagono ha pubblicato un rapporto dettagliato sugli UAP, rivelando oltre 750 nuovi avvistamenti di fenomeni aerei non identificati e inspiegabili, 21dei quali meritevoli di un’indagine più approfondita.

Nonostante l’elevato numero di segnalazioni, il rapporto sottolinea però che non ci sono prove che indichino un’origine extraterrestre per questi fenomeni.

Il documento evidenzia che molti avvistamenti possono essere attribuiti a cause note, come palloni meteorologici, uccelli o satelliti mal identificati. Tuttavia, alcuni casi rimangono senza spiegazione, come l’incidente in cui un aereo di linea ha rischiato una collisione con un oggetto misterioso al largo della costa di New York.

Nonostante l’assenza di prove che colleghino gli UAP a entità extraterrestri, il Pentagono ha ribadito che continua a monitorare e analizzare questi fenomeni, riconoscendo l’importanza di comprendere meglio gli oggetti che violano lo spazio aereo nazionale.

Di alieni non parliamo ancora abbastanza

Parlare di UAP non è mai stato facile, soprattutto per chi siede in Parlamento e deve preoccuparsi di non finire sulle copertine dei giornali come quello che crede agli alieni. Per anni, il tema è stato confinato tra film di fantascienza e i siti di complottisti: chiunque provasse a parlarne seriamente rischiava di essere catalogato accanto a quelli che credono che Michael Jackson sia ancora vivo.

Negli ultimi due anni, i membri del Congresso hanno deciso di prendere sul serio gli UAP. E la svolta è arrivata quando si è capito che il mistero non riguarda solo gli alieni, ma anche un argomento molto più terreno: i soldi. Perché dietro ogni avvistamento non identificato, dietro ogni programma segreto, c’è una montagna di denaro pubblico che scompare in progetti oscuri, database nascosti e forse pure video di sfere volanti che nessuno ci fa vedere. Il Congresso ha cominciato a chiedersi: “Ma dove diavolo stanno andando tutti questi soldi?”.

Ecco il punto: non si tratta più solo di chiedersi se ci sono o no gli omini verdi sulla Terra. Si parla di trasparenza e di soldi pubblici: e quindi la questione diventa più seria. Anche perché, diciamocelo, se non ci sono prove concrete di UFO, allora qualcuno deve spiegare perché milioni (se non miliardi) vengono spesi per studiare palloni, droni o, peggio ancora, uccelli mal identificati.

Anche se quello degli alieni nell’oceano, su un social come TikTok, è diventato un trend topic, la maggior parte dei siti di informazione declassano la notizia a puro folklore. Probabilmente è più comodo così. Dire che gli avvistamenti sono solo fulmini globulari o effetti ottici suona meglio di ammettere che magari, ma solo magari, qualcosa ci sfugge. O peggio ancora, che qualcuno sta nascondendo qualcosa.

Alla fine, il problema non sono gli alieni. Il problema siamo noi e la nostra paura di sapere: perché, si sa, meno sai, meglio dormi. Almeno fino a quando una navicella extraterrestre non ti piomba sul tetto.

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