Utensili neri e altre storie: 4 oggetti da evitare assolutamente in cucina

Alcuni utensili da cucina nascondono rischi per la salute. Dai mestoli in plastica nera alle padelle antiaderenti, ecco 4 oggetti da evitare assolutamente per cucinare in modo sicuro.

Quante volte compriamo utensili da cucina senza farci troppe domande, attirati dall’offerta del momento o dal design accattivante? Eppure, alcuni oggetti che usiamo ogni giorno per preparare i nostri pasti nascondono rischi seri per la salute. Non si tratta solo di quello che mangiamo, ma anche di come lo prepariamo. Dagli utensili neri in plastica alle padelle antiaderenti, alcuni di questi prodotti possono rilasciare sostanze tossiche o contenere materiali poco sicuri.

Se pensi che un tagliere in legno o una padella antiaderente consumata non possano fare grandi danni, ti toccherà ricrederti. Tra sostanze chimiche nascoste, composti cancerogeni e materiali che rilasciano particelle tossiche, la lista dei colpevoli è lunga.

In questo articolo, ti sveliamo 4 oggetti che dovresti eliminare subito dalla cucina: scopri come fare scelte più sicure per la tua salute.

Utensili neri: perché sono cancerogeni

Gli utensili da cucina in plastica nera, come mestoli, spatole e cucchiai, sono sempre più comuni nelle nostre cucini, ma non tutti sanno che possono contenere sostanze chimiche altamente pericolose per la salute. Gli utensili neri sono spesso prodotti a partire da plastica riciclata proveniente da vecchi dispositivi elettronici, che contengono ritardanti di fiamma per evitare incendi. Il problema? Questi ritardanti di fiamma finiscono nei nostri piatti e possono rilasciare sostanze dannose a contatto con il calore degli alimenti.

A rivelarlo è un recente studio, pubblicato nella rivista Chemosphere, che ha individuato diversi composti di pericolosi in un campione di 203 oggetti quotidiani realizzati in plastica nera. Tra quelli più pericolosi ci sono i ritardanti di fiamma bromurati, come il decabromodifeniletere (PBDE), noto per i suoi effetti cancerogeni e per i danni che può causare al sistema endocrino, interferendo con l’equilibrio ormonale. L’85% degli utensili analizzati conteneva questi ritardanti, e il 65% combinava più classi di sostanze chimiche, amplificando il rischio. Il PBDE, in particolare, è vietato in molti Paesi, ma può comunque arrivare sulle nostre tavole attraverso materiali riciclati.

Queste sostanze, rilasciate in piccole quantità a contatto con gli alimenti, sono in grado di accumularsi nell’organismo e, a lungo termine, questo può portare a problemi seri (disturbi al sistema riproduttivo e al fegato). Inoltre, la plastica nera è difficile da tracciare, ed è quindi complesso stabilire la provenienza precisa e il tipo di sostanze presenti.

Per minimizzare i rischi, quindi, ti consigliamo di evitare del tutto gli utensili da cucina neri in plastica e optare per alternative sicure come l’acciaio inossidabile, che non rilasciano sostanze pericolose.

Taglieri: quale utilizzare

Scegliere il tagliere giusto non è solo una questione di praticità, ma anche di igiene e sicurezza.

Comodi, leggeri e lavabili in lavastoviglie, i taglieri in plastica diventano pericolosi con l’usura. Potrebbero infatti formarsi solchi in cui possono annidarsi batteri, e la plastica stessa può rilasciare minuscole particelle nell’alimento. Cambiarli di frequente riduce il rischio, ma se pensiamo all’impatto ambientale di sostituirli spesso, non sono la scelta più sostenibile.

Più tradizionali, i taglieri in legno continuano a essere la scelta più amata da molti, ma hanno alcuni svantaggi importanti. Anche il legno si segna facilmente, e i solchi che si creano sono luoghi ideali per il proliferare di batteri. Inoltre, il legno assorbe acqua e questo crea un ambiente umido che facilita la crescita batterica. L’uso di legni duri può limitare il problema, ma richiede comunque manutenzione e un’asciugatura accurata per prevenire la contaminazione.

Altre opzioni ormai abbastanza comuni sono i taglieri in vetro o in marmo che alcuni preferiscono per la loro durata e facilità di pulizia. Tuttavia, il vetro ha un problema di sicurezza: può scheggiarsi o scivolare facilmente, aumentando il rischio di incidenti. I taglieri in marmo sono più resistenti sul mercato, ma sono pesanti e dunque non molto pratici in cucina e non possono stare a lungo a contatto con alimenti acidi.

Tra le opzioni a disposizione, forse proprio il tagliere in acciaio si presenta come la scelta più igienica e sostenibile. L’acciaio non è poroso, quindi non assorbe liquidi o odori, e non si segna facilmente, evitando l’accumulo di batteri. È resistente e semplice da pulire, anche se tende a consumare più velocemente le lame dei coltelli (problema che può essere facilmente risolto utilizzando coltelli di qualità).

tagliere in legno

Carta da cucina: ecco perché controllare l’etichetta

Quante volte compriamo la carta da cucina senza pensarci troppo, magari attirati dall’offerta del momento? Eppure, questo prodotto che usiamo per avvolgere il cibo, asciugare superfici e pulire piatti, dovrebbe essere scelto con molta più attenzione.

Non tutte le carte da cucina sono adatte al contatto con gli alimenti. Ma come possiamo verificarlo? Dall’etichetta.

Occorre infatti verificare che le confezioni riportino la dicitura “uso alimentare”, essenziale per garantire che non contengano sostanze potenzialmente dannose. E se non c’è, meglio lasciare il prodotto sullo scaffale.

Alcuni rotoli di carta da cucina, pur essendo adatti agli alimenti, hanno decorazioni colorate che possono rilasciare inchiostri dannosi. L’etichetta in questo caso riporterà la dicitura “utilizzare il prodotto dalla parte non decorata“. L’ADUC (Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori) ha segnalato che i coloranti utilizzati per le decorazioni contengono ammine aromatiche, sostanze che possono causare tumori o mutazioni genetiche. I colori più a rischio? Giallo, arancione e rosso, in cui queste ammine sono spesso presenti.

E la carta riciclata? Anche se più rispettosa dell’ambiente, può contenere sostanze bioaccumulative come cadmio, piombo e ftalati. Questi composti, in piccole dosi, finiscono nel nostro organismo, accumulandosi nel tempo e alterando il metabolismo. Quindi, occhio alla dicitura “non adatta al contatto con gli alimenti”.

Insomma, la carta da cucina è sicuramente un prodotto molto utile, ma è fondamentale prestare attenzione alle etichette per non avere gravi problemi di salute. E se vuoi essere più green, in questo articolo ti spieghiamo come sostituire questo e tanti altri oggetti di uso quotidiano per ridurre la quantità di rifiuti che produciamo in cucina.

carta da cucina

Padelle antiaderenti: ecco perché dovresti sostituirle

Il Teflon, o PTFE, è uno dei rivestimenti antiaderenti più comuni nelle padelle, utilissimo per la sua capacità di evitare che il cibo si attacchi. Resiste a temperature elevate, ma oltre i 260°C comincia a deteriorarsi, rilasciando sostanze nocive.

Se usi una padella antiaderente graffiata o rovinata, c’è un rischio concreto di ingerire frammenti del rivestimento, un problema che diventa serio quando questi frammenti si depositano nel nostro organismo.

Uno dei componenti più tossici del Teflon è il PFOA, utilizzato per renderlo impermeabile e altamente antiaderente. Questo composto chimico è stato vietato in diversi Paesi, poiché è associato a tumori ai reni e ai testicoli, problemi alla tiroide e colite ulcerosa. Ed è anche una sostanza altamente persistente. Anche se molti produttori ora riportano la dicitura PFOA free sulle padelle, questo non garantisce l’utilizzo di un prodotto sicuro: al posto del PFOA spesso viene usato il GenX, un sostituto con caratteristiche simili e potenzialmente dannoso, che rimane più solubile in acqua e può contaminare l’organismo.

Un’altra categoria di sostanze da tenere d’occhio sono i PFAS, usati per rendere i materiali resistenti ad acqua e grassi. Te ne parliamo qui.

Per evitare di entrare in contatto con questi composti tossici, si possono utilizzare padelle in acciaio inossidabile o in ghisa, che si deteriorano molto più difficilmente.

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