
Ve ne avevo già parlato brevemente nel mio itinerario di 15 giorni in Giappone, ma Okinawa merita un approfondimento a parte, soprattutto per alcuni rischi e accorgimenti da conoscere prima di prenotare il viaggio.
Le chiamano le Hawaii del Giappone e il paragone non è nemmeno troppo esagerato. Spiagge bianchissime, acqua che sembra ritoccata su Photoshop, ponti che attraversano il mare e un’atmosfera completamente diversa da quella che troverete a Tokyo, Kyoto o Osaka. Okinawa è, a mio parere, uno dei luoghi più belli del mondo, soprattutto se ci spostiamo sulle isole che fanno parte del suo arcipelago. Eppure c’è una cosa che potrebbe trasformare il vostro viaggio da sogno in una vacanza da dimenticare: aver prenotato tutto con troppo anticipo e nel periodo sbagliato.
Se state pensando di visitare Okinawa tra giugno e novembre, prima di acquistare voli e hotel dovete sapere alcune cose. Non voglio convincervi a rinunciare a questo paradiso, anzi, ma organizzare una vacanza qui non è come prenotare una settimana al mare in Italia. Ci sono i tifoni, il caldo soffocante, alcune creature marine con cui è meglio non fare conoscenza e una serie di difficoltà negli spostamenti che spesso vengono sottovalutate. Vediamo quindi quando conviene partire, come organizzarsi e quali isole meritano una visita.
Sommario
- Il problema dei tifoni a Okinawa: perché rischiare di rovinarsi la vacanza?
- E poi c’è agosto, quando nemmeno il mare riesce a rinfrescarvi
- Quando andare a Okinawa e come prenotare senza rischiare troppo
- Il mare di Okinawa è bellissimo, ma attenzione a quello che ci vive dentro
- A Okinawa la patente internazionale vi cambia completamente il viaggio
- Le isole
- E se voglio restare ad Okinawa?
- Concludiamo
Il problema dei tifoni a Okinawa: perché rischiare di rovinarsi la vacanza?
Partiamo dalla cosa più importante. Okinawa si trova in una delle zone del Giappone maggiormente esposte ai tifoni tropicali. La stagione più delicata va generalmente da giugno a ottobre, con possibili episodi anche a novembre. I mesi peggiori sono agosto e settembre, quando statisticamente si registra il maggior numero di avvicinamenti.
Per darvi un’idea, nella regione di Okinawa si contano in media circa 7-8 tifoni in avvicinamento ogni anno, con oltre due nel solo mese di agosto. Questo non significa che un tifone colpisca direttamente l’isola ogni settimana, ma che il rischio di ritrovarsi con programmi completamente stravolti è tutt’altro che trascurabile.
E qui arriva il problema. Durante un tifone possono essere cancellati voli, traghetti ed escursioni, le spiagge vengono chiuse e uscire dall’hotel può diventare pericoloso. Le onde possono rimanere alte anche dopo il passaggio della tempesta, quando magari è già tornato il sole. Immaginate di aver prenotato quattro giorni a Zamami, con il traghetto cancellato per il maltempo e nessuna possibilità di raggiungere l’isola. Non è proprio il modo migliore per spendere i soldi delle ferie.
Attenzione però a non mettere tutti i mesi sullo stesso piano. Giugno coincide ancora in parte con la stagione delle piogge, che normalmente termina verso la fine del mese. Tra luglio e settembre aumenta il rischio di tifoni, ottobre è generalmente più tranquillo ma non completamente al sicuro, mentre a novembre gli episodi diventano decisamente più rari. Insomma, da giugno a novembre bisogna fare attenzione, ma non significa che partire in quei sei mesi sia automaticamente una cattiva idea.
E poi c’è agosto, quando nemmeno il mare riesce a rinfrescarvi
Anche senza tifoni, personalmente eviterei agosto. Non solo per il rischio meteorologico, ma soprattutto per il caldo. Le temperature massime si aggirano spesso intorno ai 31-32 gradi, con un’umidità oltre il 70% che può rendere molto faticoso anche un semplice giro in città. E se pensate di risolvere tutto entrando in acqua, sappiate che in questo periodo la temperatura del mare può avvicinarsi ai 30 gradi. Praticamente una vasca tiepida gigante.
Okinawa non raggiunge necessariamente i picchi di temperatura di alcune città del Giappone continentale, ma tra umidità, sole fortissimo e poche zone d’ombra in spiaggia, potreste ritrovarvi a cercare disperatamente un posto con l’aria condizionata. Il mare è magnifico, certo, ma dopo qualche ora sotto il sole anche la voglia di fare snorkeling comincia a diminuire.
Se l’unico periodo in cui potete partire è agosto, non vi sto dicendo di rinunciare. Proteggetevi dal sole, bevete molto e organizzate le escursioni nelle ore meno calde. Semplicemente, non è il mese che sceglierei avendo altre possibilità.
Quando andare a Okinawa e come prenotare senza rischiare troppo
Il periodo che prenderei maggiormente in considerazione è aprile, quando le temperature sono piacevoli, il rischio di tifoni è molto basso e si può girare senza soffrire il caldo estivo. L’acqua, però, è più fresca e non tutte le spiagge hanno le stesse condizioni per fare il bagno. Eviterei inoltre la Golden Week, tra fine aprile e inizio maggio, quando tantissimi giapponesi si mettono in viaggio e i prezzi sono altissimi.
Un’altra possibilità interessante è la seconda metà di ottobre o l’inizio di novembre. A ottobre il mare può essere ancora piacevolissimo, con temperature dell’acqua intorno ai 27 gradi, mentre a novembre il clima diventa più mite e si può esplorare l’arcipelago con maggiore tranquillità. Naturalmente ottobre conserva un rischio residuo di tifoni, e a novembre alcune spiagge terminano la stagione balneare.
Se invece il vostro obiettivo è esclusivamente fare mare, anche la fine di giugno o i primi giorni di luglio possono regalare giornate spettacolari, una volta terminata la stagione delle piogge. Bisogna però accettare che il rischio meteorologico sia già presente.
Per quanto riguarda le prenotazioni, il mio consiglio è di evitare di bloccare con molti mesi di anticipo voli interni e alberghi completamente non rimborsabili, soprattutto tra luglio e settembre. Se trovate una buona tariffa cancellabile, potete tranquillamente prenotare prima: aspettare l’ultimo momento non garantisce prezzi migliori e le strutture sulle isole più piccole possono esaurire i posti. La cosa importante è mantenere una certa flessibilità, controllare le previsioni nei giorni precedenti alla partenza e lasciare un margine tra il ritorno da un’isola e il volo internazionale. Un’assicurazione di viaggio che copra le interruzioni dovute al maltempo, nei limiti previsti dalla polizza, è un’altra precauzione sensata.
Il mare di Okinawa è bellissimo, ma attenzione a quello che ci vive dentro
C’è un altro aspetto di Okinawa che nelle fotografie che avete visto su Instagram ovviamente non compare: le creature marine pericolose. Non voglio spaventarvi, perché facendo attenzione si può nuotare e praticare snorkeling in sicurezza, ma alcune precauzioni sono davvero importanti.
Partiamo dalle cubomeduse, conosciute in inglese come box jellyfish e localmente come habu-kurage. Sono meduse dal corpo quasi trasparente, difficili da individuare in acqua, che possiedono un veleno molto potente. Possono trovarsi anche vicino alla riva, in acque poco profonde. Le autorità di Okinawa emettono ogni anno particolari avvisi di attenzione tra giugno e settembre, quando il rischio di punture aumenta. Nei casi più gravi possono provocare reazioni molto serie.
E non ci sono soltanto le meduse. Nelle acque dell’arcipelago vivono anche pesci pietra, estremamente velenosi e capaci di mimetizzarsi sui fondali, pesci leone dalle spine velenose, serpenti marini e alcune specie di coni marini, molluschi con conchiglie apparentemente innocue che però è meglio non raccogliere. Esistono persino piccoli polpi dagli anelli blu, anch’essi velenosi. La maggior parte di questi animali non attacca spontaneamente le persone: il problema nasce spesso quando li si calpesta, li si tocca oppure si cerca di prenderli.
Per questo vi consiglio di portare scarpe da mare con una buona suola, una maglia protettiva a maniche lunghe o una tuta da immersione adatta alla stagione. Coprire la pelle aiuta a ridurre il rischio di punture e protegge anche dal sole, ma non sostituisce le altre precauzioni. Scegliete spiagge sorvegliate, preferibilmente con reti anti-medusa, rispettate le zone balneabili e, se fate snorkeling, utilizzate un giubbotto di galleggiamento e affidatevi a guide esperte dove necessario. Le correnti vicino alle barriere coralline possono essere più pericolose di qualsiasi animale.
Se venite punti, uscite immediatamente dall’acqua e chiedete assistenza. Per le punture confermate di habu-kurage le autorità locali indicano l’uso di aceto prima di rimuovere con cautela i tentacoli, senza strofinare, ma questo rimedio non è adatto a tutte le specie marine. In caso di sintomi importanti chiamate il 119. Non improvvisate trattamenti.
A Okinawa la patente internazionale vi cambia completamente il viaggio
Passiamo agli spostamenti, perché anche qui c’è qualcosa che dovete assolutamente sapere. Se arrivate in aereo sull’isola principale, atterrerete all’aeroporto di Naha, nella zona meridionale. Qui ci sono una monorotaia, autobus e diversi servizi turistici, ma più vi allontanate dalla città e più muoversi può diventare complicato.
Gli autobus esistono, anche per raggiungere alcune destinazioni del nord, ma non arrivano ovunque e in certe zone passano poco frequentemente. E il problema, almeno secondo me, è che una delle parti più belle dell’isola principale è proprio quella settentrionale, dove si trovano alcune delle spiagge migliori, piccoli villaggi e paesaggi decisamente meno urbanizzati rispetto a Naha.
Ecco perché vi consiglio di procurarvi la patente internazionale prima della partenza. Per chi viaggia dall’Italia serve il permesso conforme alla Convenzione di Ginevra del 1949, da utilizzare insieme alla patente italiana valida. Non basta il modello di Vienna del 1968.
Se vi piacciono le moto, Okinawa è fantastica da esplorare su due ruote, naturalmente con la patente adatta alla cilindrata e facendo attenzione alle condizioni meteorologiche. Altrimenti noleggiare una macchina vi permetterà di fermarvi dove volete e raggiungere posti che con i mezzi pubblici richiederebbero parecchio tempo. Ricordate soltanto che in Giappone si guida a destra.
Un ultimo consiglio pratico riguarda soldi e lingua. Negli ultimi anni i pagamenti con carta sono diventati molto più diffusi anche a Okinawa, ma nelle isole più piccole e in alcuni ristoranti a gestione familiare potreste trovare ancora attività che accettano esclusivamente contanti. Portate sempre qualche yen e, prima di ordinare, chiedete se il locale è cash only.
Imparare un minimo di giapponese può aiutarvi parecchio, soprattutto fuori dai grandi hotel. Non serve saper sostenere una conversazione intera, ma qualche frase per chiedere indicazioni, capire gli orari o domandare come si paga può risparmiarvi diversi problemi.
Le isole
Isola di Miyagi: uno dei percorsi sul mare più belli che possiate fare

Ora veniamo alla parte migliore del viaggio: le isole. Partirei proprio dall’Isola di Miyagi, perché è una delle escursioni più belle che potete organizzare senza prendere né un traghetto né un aereo.
Per raggiungerla si percorre la Kaichu-doro, una spettacolare strada costruita sul mare che collega l’isola principale a Henza, dalla quale si prosegue attraverso i ponti verso Miyagi e le altre piccole isole della zona. È uno di quei tragitti per cui avrete voglia di fermarvi continuamente a fare fotografie. L’acqua cambia colore da un lato all’altro della strada e, nelle giornate limpide, il panorama sembra quasi irreale.
Una volta arrivati a Miyagi, non perdete Kafu Banta, un punto panoramico sopra le scogliere dal quale si osservano la barriera corallina e una spiaggia nascosta. Nei dintorni si trova anche la fabbrica del sale Nuchima-su, una sosta curiosa per conoscere uno dei prodotti locali. Se avete ancora tempo, continuate fino a Ikei Island, collegata a Miyagi da un altro bellissimo ponte rosso, dove troverete spiagge attrezzate come Ikei Beach.
Personalmente dedicherei a questa zona almeno mezza giornata, senza programmare troppe altre fermate. Il bello è proprio attraversare questi piccoli centri, guidare accanto al mare e godersi un’Okinawa più tranquilla.
Zamami: il mare che probabilmente stavate cercando

Se cercate quell’acqua turchese che vi ha fatto venire voglia di prenotare il viaggio, Zamami è una delle prime isole che prenderei in considerazione. Fa parte dell’arcipelago delle Kerama ed è raggiungibile dal porto di Tomari, a Naha, con un traghetto veloce di circa 50 minuti oppure con una nave più lenta che impiega intorno alle due ore.
Qui il mare viene chiamato Kerama Blue, e basta osservare il colore dell’acqua per capire perché. Tra le spiagge più belle ci sono Furuzamami Beach, famosa per la trasparenza del mare, e Ama Beach, dove è possibile incontrare anche le tartarughe marine. Se siete fortunati, potrete osservarle mentre nuotano, ma mantenete sempre le distanze e non cercate di toccarle.
Zamami non è soltanto spiaggia. Vi consiglio anche di raggiungere l’osservatorio di Takatsukiyama per ammirare dall’alto le isole circostanti. E se avete abbastanza tempo, considerate di fermarvi almeno una notte: tornare subito a Naha significa rinunciare a una parte della tranquillità che rende speciale questo posto.
Ricordate però quanto detto sui tifoni. Il traghetto può essere cancellato anche quando sull’isola non piove, semplicemente perché il mare è troppo agitato. Controllate sempre le comunicazioni della compagnia e non programmate il rientro a poche ore dal vostro volo di ritorno.
Miyakojima e Ikema Island: qui le spiagge cominciano a essere esagerate

Miyakojima è probabilmente una delle destinazioni che consiglierei maggiormente a chi vuole dedicare il viaggio al mare. Rispetto all’isola principale di Okinawa, qui troverete spiagge molto più protagoniste del paesaggio e una quantità di sfumature di blu che difficilmente dimenticherete.
Tra le più famose c’è Yonaha Maehama Beach, un’immensa distesa di sabbia bianca affacciata su un mare cristallino. Un’altra zona molto bella è Aragusuku Beach, conosciuta per lo snorkeling e i pesci tropicali, da esplorare sempre rispettando le condizioni del mare e le indicazioni locali.
Ma non fermatevi a Miyakojima. A nord dell’isola si trova Ikema Island, raggiungibile attraversando l’Ikema Bridge, un ponte lungo circa un chilometro e mezzo che attraversa un tratto di mare spettacolare. Qui vi consiglio di vedere Funakusu Beach, una spiaggia più selvaggia, e di considerare un’escursione guidata verso Yabiji, un’estesa formazione di barriere coralline al largo dell’isola. Funakusu e altre spiagge naturali di Ikema non hanno bagnini, quindi non date per scontato che siano sempre adatte alla balneazione.
Un dettaglio fondamentale per organizzare il viaggio: Miyakojima non è raggiungibile con un normale traghetto turistico da Naha. Dovrete prendere un volo interno, che impiega circa 50 minuti.
Ishigaki: un’altra Okinawa, ancora più lontana

Ishigaki si trova nell’arcipelago delle Yaeyama, a circa 400 chilometri dall’isola principale di Okinawa. Anche qui dovrete arrivare in aereo, con un volo da Naha di circa un’ora, ma secondo me vale assolutamente la deviazione.
Una delle attrazioni più spettacolari è Kabira Bay, una baia circondata da vegetazione tropicale, sabbia chiara e acqua dalle sfumature quasi impossibili. Attenzione però: a Kabira Bay non è consentito nuotare dalla spiaggia. Potete invece partecipare a una gita sulle barche dal fondo trasparente per osservare la barriera corallina.
Se volete fare il bagno, prendete in considerazione la Ishigaki Sunset Beach oppure Maesato Beach, entrambe con aree attrezzate per nuotare. Vi consiglio anche di esplorare l’interno dell’isola, tra strade immerse nella vegetazione, piccoli villaggi e punti panoramici sul mare. Ishigaki è anche un ottimo punto di partenza per raggiungere in traghetto altre isole delle Yaeyama, come Taketomi e Iriomote.
È proprio visitando posti del genere che, secondo me, si capisce quanto Okinawa sia più di una semplice destinazione balneare. L’isola principale è bellissima, ma alcuni dei paesaggi che mi colpiscono maggiormente si trovano proprio negli arcipelaghi più lontani.
E se voglio restare ad Okinawa?

Se non avete tempo o budget per aggiungere altri voli e traghetti, tranquilli: l’isola principale di Okinawa ha moltissimo da offrire. Il mio consiglio è però quello di non trascorrere tutta la vacanza a Naha.
Partirei dalla costa occidentale, passando per Onna e Cape Manzamo, una spettacolare scogliera affacciata sul mare. Proseguendo verso nord arriverete nella penisola di Motobu, dove si trovano Emerald Beach, una delle spiagge più conosciute della zona, e il famoso Okinawa Churaumi Aquarium. Poco distante vi consiglio di visitare Bise, con i suoi suggestivi viali alberati di fukugi, e le rovine del castello di Nakijin, che raccontano una parte importante della storia del regno delle Ryukyu.
Se avete un’auto, aggiungete anche Sesoko Island, collegata da un ponte e famosa per la sua bella spiaggia, e Kouri Island, raggiungibile attraverso un altro ponte spettacolare sul mare. Qui potete fermarvi a Kouri Beach oppure andare alla ricerca delle celebri rocce a forma di cuore di Tinu Beach, ricordando che quest’ultima è una spiaggia naturale non sorvegliata.
Chi ama la natura dovrebbe spingersi ancora più a nord, nella regione di Yanbaru, dove Okinawa cambia completamente aspetto. Al posto delle località balneari troverete foreste subtropicali, sentieri, cascate e strade panoramiche. Tra le tappe più interessanti ci sono le cascate Hiji e Cape Hedo, all’estremità settentrionale dell’isola. È una zona che merita di essere esplorata con calma, possibilmente dedicandole una giornata intera.
Naha, invece, la terrei per l’inizio o la fine del viaggio. Potete passeggiare lungo Kokusai-dori, esplorare il mercato di Makishi e assaggiare alcuni piatti tipici come gli Okinawa soba, il goya champuru o il taco rice. E dedicate un po’ di tempo anche alla storia locale: Okinawa ha una cultura e un passato molto diversi dal resto del Giappone, e sarebbe un peccato visitarla pensando soltanto alle spiagge.
Concludiamo
Insomma, andrei a Okinawa? Assolutamente sì, anche più di una volta. È una delle destinazioni giapponesi che consiglierei maggiormente a chi ama il mare, soprattutto per la possibilità di scoprire isole molto diverse tra loro. Ma non prenoterei un viaggio del genere alla leggera, scegliendo agosto soltanto perché coincide con le ferie o bloccando tutto con mesi di anticipo senza poter cambiare nulla. Basta un tifone per compromettere diversi giorni di vacanza, e quando avete attraversato mezzo mondo per arrivare fin qui è davvero un peccato.
Preferirei spendere qualcosa in più per organizzarmi con flessibilità, scegliere bene il periodo e magari rinunciare a un’isola piuttosto che cercare di vederle tutte di corsa. Perché Okinawa, quando il tempo è dalla vostra parte, è davvero difficile da battere.